CREDERE, IL CREDO

LA CULTURA FILOSOFICA DELLA VITA DEL DOTT. CARMINE CORREALE.
“L’ INCANTEVOLE CAMMINO DELLA VITA. (288 pagine, pubblicato 2011).
SAGGIO N° 41
CREDERE, IL CREDO
Il voler credere è sinonimo di accogliere nell’ambito delle proprie convinzioni, o allo stesso modo aderire alle opinioni per intima persuasione, per adesione spirituale o per un atto di fede, a ciò che è stato trasmesso dal culto della ragione, dai predecessori.

Proprio per questo, il credere è un atto assolutamente intimo di convinzione personale, che non dovrebbe tradire le nostre aspettative, perché suggerito dal cuore ed esso si configura dalla valutazione dello spirito del soggetto agente.

Credere alla parola degli altri è relativamente semplice e convincente, ma tutto dipende se il suggeritore è una persona degna di considerazione, ecco perché non tutti credono agli altri, i quali potrebbero fingere dire la verità, ma nello stesso tempo inventare panzane.

Credere alla parola di Dio, merita particolare considerazione, invece credere alla parola di qualcuno o prestargli fede, sono promesse dal contenuto astratto e puramente formali, che spesse volte sono esternate a vanvera, senza alcuna prova o giuramento.

Talvolta durante un discorso, si riesce persino a rasentare il ridicolo, poiché potrebbe prendere il sopravvento un dialogo estensivo prolungato, privo di considerazione, tale da farlo apparire insensato e perciò scarsamente affidabile.

Un discorso del genere potrebbe essere inutile se impostato in maniera poco persuasiva, perché lo stesso danneggia il soggetto, ponendolo in una dimensione secondaria e ridotta, al punto che non è più credibile da nessuno.

Per questo, proprio come dice il proverbio: “Se non si è creduto nella verità, si finisce per essere dichiarato bugiardo e quando uno per bugiardo è conosciuto, anche se dice il vero, non è più creduto!”.

Per sottolineare una energica approvazione, di frequente si ribadisce: “lo credo bene!” e per sollecitare una curiosità o l’attenzione di chi ascolta: “lo credereste!”.

Allo stesso modo, per replicare in relazione a fatti straordinari ed eccezionali: “chi lo crederebbe, chi l’avrebbe creduto!”. Invece per sottolineare meraviglia o disappunto: “non voglio crederci, non posso crederlo!”.

Questa parola è largamente usata nelle proposizioni soggettive e interrogative indirette in fatto di essere del parere, immaginare, pensare, si adopera spesso “credo” in quasi tutte le risposte con valore olofrastico.

Ad esempio: “non credo, credo di sì”, oppure per accentuare la soggettività: “non credevo di offenderti, credeva alla befana” ecc…

Importante è credere in Dio, nella sua esistenza o in altre convinzioni religiose, come la resurrezione della carne, in cui l’assolutismo dell’uomo che crede, denota fiducia per se stesso e in tutte le cose efficaci, racchiuse nel suo potere.

Credere nel progresso, tranquillizza la mente delle persone, coinvolgendole nel valente e fiorente progresso commerciale, industriale e programmatico, verso l’incontro di un futuro migliore, ricco di speranza e prosperità di una vita futura più efficiente.

Il voler stimare, fa riferimento al credere verso la specifica dimensione utile ed opportuna verifica astratta, opportunamente giusta, in cui alla rispettabile stima, si associa la devozione della riconoscenza perenne, sempre ed in ogni modo contornata dal rispetto.

Talvolta il credo o voler credere è accompagnato da questi avverbi: “ho creduto bene, fai come credi!” e molto spesso in cui, occasionalmente dal complimento predicato dell’oggetto nel voler ritenere o reputare:

“Lo credo capace di tutto!” circa l’intenzione o anche con una presunzione più o meno tollerabile ritenersi, reputarsi: “ma chi si crede di essere!”.

Credere nel senso letterale significa “Affidare e concedere fiducia. “Credono il petto inerme gli augelli al vento!” (G. Leopardi).

Il credo è il simbolo della fede cristiana ed il principio dominante del patrimonio spirituale e direttivo della condotta di una persona, tanto che il fervido credente, aderisce ad una data religione per antonomasia e professa il cattolicesimo.

Perciò, il credere e il credibile, è accettabile come vero o verosimile; in tutti i casi sempre attendibile, degno di fede e fiducia rivolta alla persona meritevole. (dal latino: credibilis).
Autore: dott. Carmine Correale, (Poeta, scrittore, saggista e interprete dei dipinti.
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Continuate a leggere domani un nuovo meraviglioso saggio di cultura della vita!.

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