IL BERE, RISCHIO DELLE BEVANDE ALCOLICHE

LA CULTURA FILOSOFICA DELLA VITA DEL DOTT. CARMINE CORREALE.
DALL’ OPERA LETTERARIA “L’INCANTEVOLE CAMMINO DELLA VITA”.
– SAGGIO N° 32 –
IL BERE, RISCHIO DELLE BEVANDE ALCOLICHE.
Non è riverente assumere un atteggiamento da ubriacone, o da sciacquabudella del tipo che beve forte, perché oltre a far male, si configura come un cattivo esempio per la società ancora sana, relegando in secondo piano l’annoso vizio di ubriacarsi spesso.

Al contrario, essere “astemio” è senz’altro più rappresentativo e solidale, soprattutto nella fascia dei giovani e soltanto colui che non beve bevande alcoliche, o all’offerta, risponde “No, grazie io non bevo!”, genera un bell’esempio di genuinità dell’immagine.

Non di certo, la persona astemia sia considerata un elemento caratterialmente debole, anzi al contrario, non soltanto si configurerebbe ponderato e previdente, ma attento quanto basta, per non rimanere coinvolto e quindi inattaccabile.

Dal punto di vista umano, ognuno deve rispettare gli altri, ma soprattutto rispettare se stesso, restando attraverso la modestia, sempre forte e sano nei principi educativi, respingendo le presunzioni e gestendo l’immagine sempre pura e genuina.

Il mio pensiero rappresentativo, per colui che legge ed ascolta, dovrebbe essere un esempio della vita, concepita dal magnifico dono del Signore, perciò è inammissibile alterare il valore umano, ma conservarlo sempre cristallino.

Purtroppo, nella vita, I tanti momenti brutti e i pochi piaceri vissuti, inducono le persone a bere al calice, o alla coppa, con un connubio condiviso, determinato dall’amarezza e dal piacere allo stesso tempo, per pareggiare il brutto e il bello.

Nell’esperienza di una vita vissuta, tutti sanno che il piacere, ha un accentuato significato gaio di positivismo astratto, ma esso ha una durata breve, mentre il male, assimilato alla sofferenza interiore ed esteriore, potrebbe durare a lungo.

Nel confronto psicologico per la ricerca di una vita felice, dal mio punto di vista, l’uomo dovrebbe perlomeno pareggiare il piacere con la sofferenza, per riuscire a raggiungere un normale livello intermedio, tale da appagarsi e stare bene.

Questa teoria personale, per ora rimane irrisolta, perché le sofferenze sono maggiori ed anche se curate, lasciano strascichi psicologici per tutta la vita, mentre i piaceri, essendo di durata limitata, si diradano e lasciano intorno a se soltanto il ricordo.

Da queste situazioni vissute, favorite anche dalla debolezza caratteriale e dallo sconforto, subentra una trascuratezza ed una noia apatica, senza una risoluzione, destrutturando il percorso della vita e relegando il soggetto in un’illusoria normalità.

Senza una pronta reazione, si va verso il declino della personalità, caratterizzato anche da una trascuratezza abituale, che emana impulsi negativi e deficitari; quindi, dallo squilibrio sfociato, si finisce per avvicinarsi all’alcool.

Sappiate che la vita non è soltanto fumo ed alcool, ma è uno straordinario esempio del risultato conseguito da ognuno di noi, attraverso un magnifico esame di coscienza suggerito dallo specchio del nostro animo, con un’infatuazione a respingere il male.

Il male è qualcosa d’orribile e diverso, che cova in ogni momento nei luoghi del mondo ed avanza sempre più, impadronendosi dei soggetti caratterialmente più deboli, in possesso di uno status più abbordabile dal cataclisma ingerente.

Il male in generale, va respinto con la forza veemente del carattere, senza mai accettare a vantaggio altrui, le condizioni di mediocrità o di danno fisico e morale della propria personalità, evitando di finire nel ridicolo, o addirittura rovinato per sempre.

La vita potrebbe essere sostanzialmente tollerabile ed accettabile, con un sistema organizzativo omogeneo, ma questo potrà avvenire realmente, soltanto quando l’interessato nella sua piena facoltà mentale, predilige il proposito di migliorare.

Il mio esempio è come l’offerta di un bicchiere di buon vino stravecchio, gustoso e delicato al palato, che si beve con piena soddisfazione, ma, se in fondo al calice, c’è la feccia; allora esso apparirebbe detestabile e non bevibile.

Questa feccia è il lato negativo del nostro sistema di vita, compromesso anche dalle difficoltà che s’incontrano, dalle situazioni inconcepibili e assurde, nonché dai crimini, dalle presunzioni e cattiverie, che quotidianamente continuano a tormentarci.

La tristezza rappresentativa nelle mie espressioni, deve aiutare chiunque a sopportare il dolore fino in fondo con rassegnazione, reagendo con coscienza e sagacia volontà, alla conquista del bene profondo, che deve sempre prevalere ed emanare gioia.

Il “bere con gli occhi”, è il caratteristico modo di fissare intensamente e, a lungo, quasi con voluttà tutte le cose belle, specialmente gioie e pietre preziose, che affascinano molto e resta un obiettivo privilegiato per alcune persone.

Così pure “berle grosse”, sono le panzane bevute dal credulone, o “darla a bere” (a intendere a qualcuno), nonché “bere il sangue di qualcuno”, significa sfruttarlo in modo disumano, senza considerazione e rispetto per la vita.

Tornando al “vizio di bere”, questa pratica continua ad aumentare in tutti i ceti sociali, sin dalla giovane età; e l’opinione pubblica non può certo apprezzarla, perché, tende a destrutturare la personalità umana.

Così pure nel passato, molte persone erano coinvolte nel vizio di bere, da cui si ricordano alcune espressioni letterarie, come la seguente di Verga: “S’è buscato un soldo, è andato subito a berlo all’osteria!”.

Un motore che “beve molto molta benzina”, di un’autovettura a largo regime di giri, oppure: “beve avidamente le parole”, di colui che segue con molta attenzione un discorso o una sentenza, tanto da lasciarsene conquistare, fino all’apprendimento della filosofia.

L’espressione “bersi gli ostacoli e i chilometri”, rappresentano degli esempi del nostro linguaggio volgare, quando si superano gli ostacoli con una facilità irrisoria e di percorrenza di moltissima strada, senza nemmeno valutare le distanze chilometriche.

Bisognerebbe prestare molta attenzione al fatto che bere in tutta fretta, potrebbe nuocere, specialmente quando s’ingeriscono liquidi molto freddi, oppure fare il bagno a stomaco pieno, potrebbe essere molto pericoloso.

L’esempio più rappresentativo del valore e dell’importanza dell’acqua, è trasmesso dall’antica Roma, con la costruzione del mastodontico acquedotto, che permetteva di dissetare i romani. “Le romane antiche per lor bere Contente furon d’acqua!”. (Dante).

Spesso il vino era servito allungato con l’acqua a scopo dissetante, specialmente con il “toscano rustico”, durante il lavoro nei campi.
Autore: dott.Carmine Correale (Poeta, scrittore, saggista e interprete d’arte e dipinti.
Continuate a leggere domani un nuovo meraviglioso saggio della vita. Grazie.

foto di Carmine Correale.
foto di Carmine Correale.

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