Informativa sull'uso dei cookie

L’AMORE SUBLIME GIOIA DELLA VITA

LA CULTURA DELLA VITA DEL POETA DOTT. CARMINE CORREALE.
AUTORE DE “L’ INCANTEVOLE CAMMINO DELLA VITA”.
– SAGGIO N° 12 –
L’AMORE, SUBLIME GIOIA DELLA VITA
Secondo il mio pensiero, la parola del nostro vocabolario che dovrebbe occupare il primo posto, spetterebbe a quella dolcissima espressione, giusta ed appropriata, formata da cinque sillabe, tre vocali e due consonanti, che si chiama: “AMORE”.

Il suo significato rappresenta qualcosa d’astratto e divino, avvolto nel sentimento di tutti noi, che ci accompagna nel corso della vita e ci offre le più dolci sensazioni, attraverso quell ‘impulso emotivo e passionale unico, che non vanta rivali.

L’amore badate … non è soltanto il “rapporto”, ma è l’essenza sublime della grazia delle persone fortunate che riescono a viverlo e, non essendo alla portata di tutti, si deve custodirlo come una gemma preziosa, con molta cura e passione.

L’amore è senza dubbio la gioia della vita, la linfa della nostra vitalità ed il rispetto reciproco per gli altri, allo stesso modo del nostro; che ci accompagna, consentendoci di stare bene e tranquillizzarci nello spirito e nell’animo. L’amore ha un significato straordinario ed è dolce come il miele. Direi: che l’amore è proprio tutto!

Chiunque può raggiungerlo e conquistarlo, ma non è semplice, perché esso a volte comporta sacrifici e sofferenze e soltanto chi raggiunge il coinvolgimento della viva passione, riesce a conoscere il suo vero significato del valore sostanziale.

Questa dolce parola, si scandisce tutte le volte che si rimane inebriati da un’attrazione fatale, la quale spesso trasporta i protagonisti in un turbine di follia, in cui nient’altro conta, ramificandosi con radici profonde attraverso l’istinto affettuoso portante.
Non si riesce mai a comprendere fino a quale misura raggiunge la gradazione del termometro passionale, ma a volte si desume che esso può toccare punte elevatissime, tali da far dimenticare tutto il resto che ci riguarda … ! Cose innaturali, da follia pura!
Attraverso questo fatidico sentimento, che non è uno scherzo, a volte si sentono mugugni sciocchi, come: lesso, fuso, matto, innamorato da morire, apostrofati ai diretti interessati, rattristandoli soltanto, anziché incoraggiarli nel loro cammino felice ed affettuoso.
Non bisogna dolersene, e sappiate che il vero amore non va mai deriso, piuttosto, siate sempre cauti e previdenti, proprio per evitare colpi di testa o fare delle follie esagerate!
Non me ne vogliano gli innamorati, i quali sanno bene che il vero amore, è il risultato finale della reciproca attrazione, pertanto esso va rispettato e ponderato con cautela, senza alcun esibizionismo, perché è bello, soltanto se… reale e corrisposto.

L’amore non è una pretesa e deve nascere in maniera spontanea, senza alcun condizionamento dall’ esagerazione inconcreta, nel voler raggiungere per forza lo scopo, soltanto per l’esigenza abituale fasulla che s’intravede qualche volta in giro.

Il rapporto affettivo, si adatta perfettamente nei soggetti in simbiosi ed armonia, senza alcun ostacolo o forzature abnormi, altrimenti potrebbe mal inserirsi, lasciando che la maturazione avvenga spontaneamente e gradualmente, senza alcuna fretta.

Quante volte si ripete nei confronti dell’altra “metà”, come una cantilena imparata a memoria “ti amo da morire” ebbene, attenzione ad affermazioni del genere, dette solo in senso metaforico e non paragonabili con la morte, che è la fine di tutto.

L’amore può scatenare reazioni a catena, come: emozioni, perdite momentanee della memoria, rossori, sudoripazioni, tremarella, brevi distrazioni sensorie, provenienti dal nostro cervello, che le trasmette, dopo aver captato gli impulsi emotivi.

Il vero amore è quello che investe due sessi diversi, beninteso come suggerito dalla natura, con una straordinaria dedizione esclusiva ed appassionata, suggerito dall’istinto di entrambi, tali da assicurare fedeltà reciproca, e godimento dei sensi.

Questo sentimento, spesso diventa incancellabile e duraturo per tutta l’esistenza ed è l’esempio supremo che rafforza la creatività del mondo, con un grado di passionalità prorompente, dettato dall’ istinto e dai sentimenti umani, fino ai giorni nostri.

Attraverso il tempo, si è sempre conservato integro, identificandosi come miglior pregio della vita quotidiana, senza alcuna degenerazione, ma soltanto attraverso la naturale percezione realizzativa dei soggetti amanti.

L’amore cosiddetto platonico dell’ epoca medioevale, ha subito variazioni permissive considerevoli, seguendo il passo della società modernizzata, talvolta anche in maniera esagerata per essere alla pari, senza una rispettosa e dovuta riflessione.

Quello che conta in assoluto, è il pregio del sentimento, che dovrà avere le caratteristiche sincere, senza alcun disordine, imperniate nella cristallizzazione della genuinità e purezza, perché è inutile recriminare o ritornare ai tabù di una volta, tanto chiacchierati.
L’amore potrebbe anche essere “ardente”, in cui la fiamma s’accende, al punto da provocare scottature convenzionali metaforiche, ma il discorso è sempre basato sul desiderio della forza sentimentale, inteso a realizzare quest’ideologia.

Il frutto mitologico del paradiso terrestre: “il pomo” con sfumature di color rosso carminio e profumato, era diventato il desiderio della prima donna “Eva”, la quale dopo il tentativo riuscito del demonio, lo colse e lo mangiò insieme al suo “Adamo”.

Da tale condotta provocata dal malefico serpente, scaturì il peccato originale e Adamo con Eva, subito dopo, scacciati dal paradiso terrestre, dovettero relegarsi a vivere la vita normale e non più quella divina ed immortale.

Si vergognarono e per non mostrare le loro nudità, raccolsero delle foglie per coprirsi le parti intime e da quel momento, incominciarono a vivere un’esistenza fatta di sacrifici e sofferenze, per sopravvivere e tirare avanti.

Questa è all’incirca la storia mitologica della prima coppia d’esseri umani, modellati per volere di nostro Signore, i quali subito dopo la creazione del mondo, erano ospiti del più bel giardino denominato “Eden” con un amore divino e senza peccato.

Da questa sventura, la loro vita si trasformò radicalmente, e per continuare a vivere dovevano loro stessi provvedere, soprattutto lavorare nei campi, fare sacrifici, sudare, per riuscire a racimolare dei prodotti commestibili, per il sostentamento.

La donna invece era destinata alla procreazione ed agli impegni meno pesanti; così dopo nove mesi dal concepimento, doveva partorire il suo bambino con dolore e sofferenze, probabilmente in seguito alla colpa del suo peccato originale.

Proprio così, anche i successivi uomini che sopraggiunsero, si moltiplicarono ed allo stesso modo, sempre con il lavoro e tanto sacrificio, sbarcarono il lunario, fino ai giorni nostri con le stesse condizioni.

Autore: dott. Carmine Correale (Poeta, scrittore, saggista e interprete dei dipinti). …………………………………………………………………………………………
Continuate a leggere domani. Grazie.

Speak Your Mind

*

Privacy Preference Center

Close your account?

Your account will be closed and all data will be permanently deleted and cannot be recovered. Are you sure?